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Dopo
cinque lunghi anni di latitanza dalle scene, la band capitanata dal carismatico
singer Pino Scotto ritorna prepotentemente alla ribalta con un album forte,
emozionale, dotato di una carica e di un’energia uniche. Per la prima volta
nella loro lunga e gloriosa carriera i Vanadium decidono di optare per un
cantato in italiano, allo scopo di rendere più immediata ed incisiva la loro
proposta: il risultato è impressionante. Risulta impossibile non farsi
coinvolgere nel vortice elettrico scatenato dai cinque veterani del rock, che
come guerrieri protagonisti di mille battaglie tornano a sfidare il mostro
dell’ignoranza che domina la “cultura” musicale nel nostro paese. La voce calda
e graffiante del leggendario Pino Scotto (che nel booklet ringrazia i fratelli
Cappanera della Strana Officina per il loro sincero contributo al rock italiano)
inizia ad introdurci lentamente “Nel Cuore del Caos”, una dimensione
dell’esistenza che ognuno di noi è destinato a conoscere almeno una volta nella
propria vita. I Vanadium ci raccontano storie, piccole prose in cui è facile
ritrovare frammenti di poesia ed il calore che solo l’amore per la vita può
regalare. L’album si apre con la meravigliosa titletrack, un pezzo che trasuda
la sporca energia del rock da ogni singola nota. L’apocalittico quadro urbano
disegnato dalle magiche pennellate chitarristiche del grande Stefano Tessarin è
oscuro e desolante, ma lascia intravedere un piccolo spiraglio di luce che
mantiene viva la speranza di poterne uscire, per tornare a respirare. La song
successiva, “Nero Sogno Grunge” (primo singolo estratto dall’album), è una tanto
brutale quanto lucida distruzione del mito Kurt Cobain, un inno alla vita che fa
riflettere sulla forza delle persone umili, che ogni giorno affrontano grandi
difficoltà senza abbattersi mai, senza cedere alle sirene di una facile via di
fuga dal mondo. Perché « Al Nirvana, sai, forse non ci si arriva mai » e certe
volte è più difficile lottare per sopravvivere che lasciarsi andare fra le
braccia della morte. “Come il Piombo (Game Over)” prende di mira la classe
politica corrotta venuta alla luce dopo tangentopoli: il testo assume tinte
forti e la canzone si dimostra solida e compatta. Si va avanti con “Stivali Con
le Ali”, tipica rock song con tanto di riff pirotecnico innescato
dall’impeccabile e talentuoso Tessarin; ciò che stupisce, qui come in altri
pezzi, è la maestria di Ruggero Zanolini nell’utilizzo delle tastiere, spesso in
grado di fungere da chitarra aggiuntiva, proprio come accadeva con John Lord nei
Deep Purple, da sempre band di riferimento dello storico combo italiano. Il
ritmo del disco rallenta con la bellissima “Il Mondo di Lù”, traccia acustica,
che senza retorica ci racconta la storia maledetta di uno sporco sogno annegato
nel sangue. “Sono sotto Shock” è una travolgente rock'n’roll song rigorosamente
old style, con un testo à la Motley Crue, un guitar solo esplosivo ed un
pianoforte invasato come nelle migliori produzioni dei Quireboys. Proseguendo
nel viaggio giungiamo in “Piazza San Rock”, dove veniamo deliziati dall’armonica
di Max Prandi e Pino ci regala emozioni uniche in “Vodka e Luna”, canzone
dall’incedere micidiale e dal feeling inarrivabile, dove la macchina da guerra
della sezione ritmica formata dal duo Mascheroni – Prantera mostra ancora una
volta il suo micidiale potenziale d’assalto. La ballata “Ancora on the Road”,
secondo magistrale slow del disco, è l’ennesima perla di questa produzione, che
si chiude con una cover di Bryan Adams, l’indiavolata “Summer of 69”, traccia
nostalgica ed unica concessione alla lingua inglese. Erroneamente considerato
dalla “dotta” critica ufficiale come un passo falso nella carriera dei Vanadium,
“Nel Cuore del Caos” si dimostra ancora oggi un lavoro in grado di sprigionare
emozioni raramente rintracciate in un album rock prodotto nel nostro paese. Il
coraggio di mettersi in discussione e tornare in pista dopo molteplici successi,
ma anche altrettante difficoltà, la dice lunga sulla personalità dei Vanadium,
senza ombra di dubbio la heavy rock band più importante di sempre nella nostra
penisola. “Nel Cuore Del Caos”, pur non riuscendo pienamente a catturare la
magica atmosfera rintracciabile in platter memorabili come “Born To Fight” o
“Game Over”, si colloca abbondantemente al di sopra di quasi tutti i rock albums
cantati in italiano prodotti negli anni ’90, escludendo dal contesto soltanto il
masterpiece dei Timoria “2020 – Speedball”. Lo scioglimento del gruppo, avvenuto
a breve distanza di tempo dal termine del lungo tour di supporto a questo
lavoro, ha segnato, almeno per ora, la fine dell’avventura Vanadium. Osservato
col senno di poi, questo LP sembra essere il frutto della volontà di Pino
Scotto, ormai avviato verso una brillante carriera solista, di proporre al
pubblico una band sensibilmente diversa da quella che eravamo abituati a
conoscere, forse più vicina alla strada da lui intrapresa dopo il primo distacco
dai compagni che ai precedenti episodi discografici targati Vanadium. Tuttavia,
anche dopo ripetuti ascolti, è innegabile che i cinque musicisti abbiano
letteralmente messo il cuore nella stesura di questi pezzi, tanto da far
risultare molte delle canzoni delle autentiche perle. Probabilmente, divergenze
artistiche non rintracciabili, comunque, nel gran lavoro d’insieme effettuato in
questo disco, hanno fatto si che i membri della band, da sempre profondamente
sinceri col loro pubblico, decidessero di intraprendere percorsi artistici
diversi. Resta il fatto che questo grande gruppo ci ha lasciato in eredità un
altro piccolo capolavoro della sua incredibile carriera, da sempre all’insegna
della coerenza e dell’onestà: per tutti coloro che non hanno mai potuto
assistere alle gesta di questa band leggendaria, resta la speranza di poter
essere presenti, un giorno, al ritorno dei cinque rock'n’roll heroes e di
trovarsi sotto al loro palco quando saranno “Ancora on the road”.
(Enrico Rosticci)

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