Nel Cuore Del Caos (1995)
Nel cuore del caos
Nero sogno grunge
Come il piombo (Game over)
Stivali con le ali

Il mondo di Lù
Sono sotto shock
Piazza san rock
Vodka e luna
Ancora on the road
Summer of '69

 

Pino Scotto (vocals) Steve Tessarin (guitar)

Ruggero Zanolini (keyboards) Mimmo Prantera (bass) Lio Mascheroni (drums)

 

 

Dopo cinque lunghi anni di latitanza dalle scene, la band capitanata dal carismatico singer Pino Scotto ritorna prepotentemente alla ribalta con un album forte, emozionale, dotato di una carica e di un’energia uniche. Per la prima volta nella loro lunga e gloriosa carriera i Vanadium decidono di optare per un cantato in italiano, allo scopo di rendere più immediata ed incisiva la loro proposta: il risultato è impressionante. Risulta impossibile non farsi coinvolgere nel vortice elettrico scatenato dai cinque veterani del rock, che come guerrieri protagonisti di mille battaglie tornano a sfidare il mostro dell’ignoranza che domina la “cultura” musicale nel nostro paese. La voce calda e graffiante del leggendario Pino Scotto (che nel booklet ringrazia i fratelli Cappanera della Strana Officina per il loro sincero contributo al rock italiano) inizia ad introdurci lentamente “Nel Cuore del Caos”, una dimensione dell’esistenza che ognuno di noi è destinato a conoscere almeno una volta nella propria vita. I Vanadium ci raccontano storie, piccole prose in cui è facile ritrovare frammenti di poesia ed il calore che solo l’amore per la vita può regalare. L’album si apre con la meravigliosa titletrack, un pezzo che trasuda la sporca energia del rock da ogni singola nota. L’apocalittico quadro urbano disegnato dalle magiche pennellate chitarristiche del grande Stefano Tessarin è oscuro e desolante, ma lascia intravedere un piccolo spiraglio di luce che mantiene viva la speranza di poterne uscire, per tornare a respirare. La song successiva, “Nero Sogno Grunge” (primo singolo estratto dall’album), è una tanto brutale quanto lucida distruzione del mito Kurt Cobain, un inno alla vita che fa riflettere sulla forza delle persone umili, che ogni giorno affrontano grandi difficoltà senza abbattersi mai, senza cedere alle sirene di una facile via di fuga dal mondo. Perché « Al Nirvana, sai, forse non ci si arriva mai » e certe volte è più difficile lottare per sopravvivere che lasciarsi andare fra le braccia della morte. “Come il Piombo (Game Over)” prende di mira la classe politica corrotta venuta alla luce dopo tangentopoli: il testo assume tinte forti e la canzone si dimostra solida e compatta. Si va avanti con “Stivali Con le Ali”, tipica rock song con tanto di riff pirotecnico innescato dall’impeccabile e talentuoso Tessarin; ciò che stupisce, qui come in altri pezzi, è la maestria di Ruggero Zanolini nell’utilizzo delle tastiere, spesso in grado di fungere da chitarra aggiuntiva, proprio come accadeva con John Lord nei Deep Purple, da sempre band di riferimento dello storico combo italiano. Il ritmo del disco rallenta con la bellissima “Il Mondo di Lù”, traccia acustica, che senza retorica ci racconta la storia maledetta di uno sporco sogno annegato nel sangue. “Sono sotto Shock” è una travolgente rock'n’roll song rigorosamente old style, con un testo à la Motley Crue, un guitar solo esplosivo ed un pianoforte invasato come nelle migliori produzioni dei Quireboys. Proseguendo nel viaggio giungiamo in “Piazza San Rock”, dove veniamo deliziati dall’armonica di Max Prandi e Pino ci regala emozioni uniche in “Vodka e Luna”, canzone dall’incedere micidiale e dal feeling inarrivabile, dove la macchina da guerra della sezione ritmica formata dal duo Mascheroni – Prantera mostra ancora una volta il suo micidiale potenziale d’assalto. La ballata “Ancora on the Road”, secondo magistrale slow del disco, è l’ennesima perla di questa produzione, che si chiude con una cover di Bryan Adams, l’indiavolata “Summer of 69”, traccia nostalgica ed unica concessione alla lingua inglese. Erroneamente considerato dalla “dotta” critica ufficiale come un passo falso nella carriera dei Vanadium, “Nel Cuore del Caos” si dimostra ancora oggi un lavoro in grado di sprigionare emozioni raramente rintracciate in un album rock prodotto nel nostro paese. Il coraggio di mettersi in discussione e tornare in pista dopo molteplici successi, ma anche altrettante difficoltà, la dice lunga sulla personalità dei Vanadium, senza ombra di dubbio la heavy rock band più importante di sempre nella nostra penisola. “Nel Cuore Del Caos”, pur non riuscendo pienamente a catturare la magica atmosfera rintracciabile in platter memorabili come “Born To Fight” o “Game Over”, si colloca abbondantemente al di sopra di quasi tutti i rock albums cantati in italiano prodotti negli anni ’90, escludendo dal contesto soltanto il masterpiece dei Timoria “2020 – Speedball”. Lo scioglimento del gruppo, avvenuto a breve distanza di tempo dal termine del lungo tour di supporto a questo lavoro, ha segnato, almeno per ora, la fine dell’avventura Vanadium. Osservato col senno di poi, questo LP sembra essere il frutto della volontà di Pino Scotto, ormai avviato verso una brillante carriera solista, di proporre al pubblico una band sensibilmente diversa da quella che eravamo abituati a conoscere, forse più vicina alla strada da lui intrapresa dopo il primo distacco dai compagni che ai precedenti episodi discografici targati Vanadium. Tuttavia, anche dopo ripetuti ascolti, è innegabile che i cinque musicisti abbiano letteralmente messo il cuore nella stesura di questi pezzi, tanto da far risultare molte delle canzoni delle autentiche perle. Probabilmente, divergenze artistiche non rintracciabili, comunque, nel gran lavoro d’insieme effettuato in questo disco, hanno fatto si che i membri della band, da sempre profondamente sinceri col loro pubblico, decidessero di intraprendere percorsi artistici diversi. Resta il fatto che questo grande gruppo ci ha lasciato in eredità un altro piccolo capolavoro della sua incredibile carriera, da sempre all’insegna della coerenza e dell’onestà: per tutti coloro che non hanno mai potuto assistere alle gesta di questa band leggendaria, resta la speranza di poter essere presenti, un giorno, al ritorno dei cinque  rock'n’roll heroes e di trovarsi sotto al loro palco quando saranno “Ancora on the road”.

(Enrico Rosticci)

 

 

 

 

 

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